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	<title>NapoliWeb Blog - Internet Solutions &#187; Green new deal</title>
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		<title>La riconversione green delle aziende italiane</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 16:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Imparato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Green new deal]]></category>

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		<description><![CDATA[La riduzione dell&#8217;impatto ambientale che qualsiasi tipo di produzione o attività industriale esercita non è più da tempo soltanto materia di dibattito tra gli attivisti e i politici con la mediazione delle imprese. La sensibilizzazione crescente dell&#8217;opinione pubblica su un tema così scottante ha fatto sì che le stesse imprese sviluppassero delle strategie mirate che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La <strong>riduzione dell&#8217;impatto ambientale</strong> che qualsiasi tipo di produzione o <strong>attività industriale</strong> esercita non è più da tempo soltanto materia di dibattito tra gli attivisti e i politici con la <strong>mediazione delle imprese</strong>. La sensibilizzazione crescente dell&#8217;<strong>opinione pubblica</strong> su un tema così scottante ha fatto sì che le stesse imprese sviluppassero delle <strong>strategie mirate</strong> che, se per certi versi possono sembrare ammantate di &#8220;marketing&#8221;, esprimono comunque una certa consapevolezza di quanto sia cogente l&#8217;<strong>emengenza ambientale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="Green new deal" src="/public/made-in-green.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo detto, i <strong>consumatori</strong> hanno maturato una <strong>nuova sensibilità</strong>, e sanno che è necessario <strong>ridurre gli sprechi di materie prime</strong> e <strong>contenere le emissioni di CO2</strong>; dai sondaggi di opinione risulta evidente che se un&#8217;<strong>azienda</strong> non si adegua corre il serio rischio di essere <strong>messa ai margini del mercato</strong> in favore di concorrenti più virtuosi e &#8220;green&#8221;. Esistono, come era prevedibile attendersi, alcuni operatori di mercato che stanno effettuando quasi controvoglia ed <em>obtorto collo</em> operazioni di conversione degli impianti e di studio su un più conveniente <strong>approvvigionamento di materie prime</strong>, ma sono coinvolte anche questioni quali il contenimento e la <strong>minimizzazione degli imballaggi</strong> e persino l&#8217;<strong>accorciamento della filiera</strong>.<br />
La <strong>minaccia</strong> più forte, in questi casi, proviene non tanto dai <strong>consumatori</strong> quanto da attori molto più potenti sullo scacchiere come i <strong>colossi della grande distribuzione</strong>, capaci di una maggiore forza decisionale e di battenti campagne ambientaliste a tutelare in prima battuta soprattutto il <strong>comparto alimentare</strong>. Il timore che qualcosa &#8220;faccia male&#8221; alla salute non è tollerato, il consumatore risponde in maniera concreta a queste istanze e sollecitazioni, e basta ricordare gli echi delle lotte contro gli OGM o contro l&#8217;olio di palma per capire quanto sia labile il confine tra un&#8217;azienda &#8220;eticamente&#8221; accettata e una messa al bando.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste tuttavia anche un ristretto circuito di <strong>aziende sinceramente coinvolte e sensibili</strong>, e che al di là del pressing messo in atto da consumatori, GDO e concorrenza hanno spontaneamente messo in atto <strong>interventi di conversione e riqualificazione del processo produttivo</strong>, credendo fermamente nella necessità di tecnologie di produzione più moderne e di <strong>modalità di approvvigionamento più verdi</strong>, all&#8217;inseguimento di una spinta idealista volta comunque a ottenere un <strong>ritorno di immagine</strong> e ad unire così il profitto alla soddisfazione di sviluppare un <strong>sistema più sostenibile</strong>.</p>
<h2>Le direttive delle istituzioni</h2>
<p style="text-align: justify;">Non si può negare però che oltre alle spinte interne al mercato appena elencate, ne esista una proveniente dall&#8217;esterno e che ha acquisito un ruolo più determinante: ci riferiamo alle <strong>istituzioni</strong> ed alla politica in genere, visto che in molti paesi è in atto un &#8220;<strong>green new deal</strong>&#8221; del quale la recente <strong>direttiva dell&#8217;Unione Europea</strong> sull&#8217;<strong>abolizione della plastica usa e getta</strong> non è che un esempio.<br />
Operazioni come questa spingono alla <strong>riconversione dell&#8217;economia</strong> e dell&#8217;industria verso <strong>modelli più sostenibili</strong> senza per questo penalizzare le imprese, le quali possono invece sfruttare tale occasione per incrementare il proprio sviluppo tecnologico e anche per generare nuova occupazione, crescendo sotto ogni punto di vista; accanto a loro, dal momento che le <strong>competenze necessarie</strong> riguardano dei settori ad alta specializzazione su materie come chimica o fisica, si schierano le migliori facoltà scientifiche.<br />
Operando in sinergia con queste realtà, le aziende riescono ad orientarsi verso il cambiamento <strong>trasformando i processi produttivi</strong> e rendendoli più efficienti, <strong>recuperando materie prime da fonti</strong> a loro volta energeticamente più <strong>sostenibili</strong>, ed il tutto senza compromettere la qualità dei propri prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>sensibilità dei consumatori</strong> è diventata un parametro che nessuna impresa può sottovalutare in quanto scrollarsi di dosso la scomoda etichetta di &#8220;inquinatore&#8221; porta a vantaggi innegabili anche in termini di fatturato. <strong>Produrre ad emissioni di CO2 totalmente azzerate</strong> è come ovvio impossibile, ma molto si può fare per far <strong>calare tali emissioni</strong>. Il resto lo si può compensare, ed anche in questo caso con un indubbio <strong>ritorno di immagine</strong>, finanziando associazioni che si prendono cura della <strong>riforestazione a livello globale</strong>, in un gioco compensativo che fa bene al pianeta ma che permette alle imprese di guadagnare consensi e clienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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